
Non vorrei continuare a pestare l’acqua nel mortaio della politica di Berlusconi, ma, siccome la questione di cui mi occupo è da sempre al centro dell’attenzione di qualsiasi partito, sia esso di destra, di centro o di sinistra, mi pare una ghiotta occasione per parlare a suocera perché nuora intenda. Si tratta del nuovo regolamento sulle incompatibilità deciso dal «capo» del Pdl, Angelino Alfano, che entrerà in vigore ai prossimi congressi nazionali, regionali, provinciali e cittadini. In due parole, poiché già lo stabiliva lo statuto del Popolo della libertà (peraltro fino a oggi ampiamente disatteso), d’ora in poi chi ha una carica istituzionale non può averne una nel partito, a meno che non si tratti di rappresentanti in comuni con meno di 15 mila abitanti (che comunque ammontano al 71,86 per cento del totale).
Si dirà che il provvedimento è giusto perché evita eccessive concentrazioni e distorsioni. Se non che sorge spontaneo il sospetto che l’improvvisa resipiscenza sia dovuta alla riduzione di poltrone, sofà, puffi e strapuntini di cui era dotato fino a pochi giorni fa il maggiore partito di governo. Ma la vera batosta arriva quando si vanno a studiare i tempi: «I Coordinatori e i Vice Vicari provinciali o di grandi città – recita l’articolo 4 del nuovo regolamento – che intendano candidarsi ad elezioni politiche, europee, regionali o amministrative (fatta eccezione per i comuni sotto i 15 mila abitanti) devono sospendersi dal loro incarico con decorrenza di sei mesi prima della scadenza dell’organo al quale intendono candidarsi. Si tratta di una vera rivoluzione se si pensa che nelle “migliori” tradizioni della politica (di destra o di sinistra) la reversibilità tra ruoli istituzionali e cariche di partito al momento delle elezioni è stata tradizionalmente la più oliata e certa macchina acchiappavoti che si possa immaginare. Come faranno da ora in poi? Quali altri strumenti di “persuasione” adotteranno? Non c’è dubbio: siamo di fronte ad una vera rivoluzione.